Le risposte del commercialista

Un’ associazione di promozione sociale costituita nel rispetto dei vincoli statutari previsti dalla normativa che non abbia ancora ottenuto l’iscrizione nel Registro delle APS può comunque adottare il regime fiscale agevolato previsto dalla L 398/1991?

L’associazione può adottare il regime fiscale di vantaggio previsto dalla Legge n.398 del 16/12/1991 perché rientra nell’ambito degli enti non commerciali di tipo associativo ai quali le disposizioni di favore sono destinate. La normativa non richiede anche l’iscrizione in Registri o Albi.

E' obbligatorio il rilascio del Modello CU per i compensi sportivi che non abbiano superato la soglia di Euro 7.500?

Il rilascio della certificazione dei compensi sportivi mediante il nuovo modello di certificazione CU è obbligatorio indipendentemente dall'ammontare dei compensi erogati. Per il solo anno 2015 (certificazione dei compensi per l'anno 2014) le certificazioni per importi inferiori ad Euro 7.500 potevano non essere trasmesse in via telematica all'Agenzia delle Entrate, ma il rilascio delle certificazioni agli interessati è comunque obbligatorio. Si precisa che nel caso di rimborso di spese documentate, queste non concorrono al calcolo del limite di Euro 7.500 e non devono essere certificate nel Modello CU (concorrono invece i rimborsi di spese forfetari o comunque non documentati).

Quali i profili di responsabilità del Presidente di una società sportiva dilettantistica in forma di SRL?

Si precisa che nel caso di società sportive dilettantistiche in forma di SRL previste dall'art. 90 L.289/02 (di seguito SSD) le figure del consiglio direttivo e del Presidente di tale consiglio sono sostituite dalle figure degli amministratori della società (amministratore unico, pluralità di amministratori, consiglio di amministrazione), secondo le norme previste dal codice civile e dallo statuto sociale. In tali società gli amministratori rispondono dei danni procurati alla SSD e derivanti dall'inosservanza dei doveri imposti loro dalla legge e dall'atto costitutivo; secondo parte della dottrina rispondono anche verso i creditori sociali nel caso in cui il patrimonio della società sia diminuito durante la gestione al punto da non essere più sufficiente a soddisfare i creditori. In qualche modo collegato a quest'ultimo aspetto vi è anche l'obbligo per gli amministratori di richiedere ai soci della SSD ad assumere le opportune iniziative (es. ricapitalizzazione della società o scioglimento della stessa) in caso di perdite d'esercizio superiori a determinati limiti di legge. Non vale invece la generica ed insidiosa previsione dell'art. 38 del Cod. Civ. secondo la quale rispondono delle obbligazioni sociali, personalmente e solidalmente, le persone che hanno agito in nome e per conto delle associazioni, in quanto tale norma riguarda esclusivamente le associazioni non riconosciute.

Sulle quietanze di importo superiore ad Euro 77,47 occorre apporre una marca da bollo?

Le quietanze emesse da associazioni culturali, di promozione sociale e sportive dilettantistiche non sono soggette all’imposta di bollo ai sensi dell’articolo 7, comma 3 della Tabella del DPR 642/7 (imposta di bollo) quando riguardino esclusivamente il versamento “di contributi o quote associative”. Ne deriva che, qualora la quietanza non si riferisca solo all'incasso di contributi o quote associative (es. quietanza per quote di partecipazione a corsi o ad altre attività organizzate dall'associazione) l'imposta di bollo di 2 euro sarà dovuta.

Se concedo gratuitamente il locale della mia associazione posso prendere un rimborso delle spese?

L'incasso del contributo in questione, per non rientrare tra le operazioni commerciali, dovrebbe configurasi come versamento su base volontaria da parte dell'associazione ospitata e non deve in alcun modo costituire il corrispettivo di un servizio. Ne deriva quindi che non è possibile parlare di "contributo" quando esiste un contratto (anche verbale) che disciplina l'ammontare del contributo stesso (es. Euro x per ogni ora/giornata di utilizzo degli spazi): in questo caso, indipendentemente dalla denominazione "contributo", si tratterebbe infatti di un corrispettivo per l'utilizzo della struttura (in virtù del cosiddetto rapporto sinallagmatico). Pertanto, o il contributo è veramente volontario, oppure l'operazione sarà soggetta a fatturazione con addebito di IVA.Resta fermo che se entrambe le associazioni aderiscono ad un ente di promozione sociale (come l'Endas) l'operazione risulterà comunque fuori campo IVA, per espressa previsione dell'art. 4 del DPR 633/72.

Si può cambiare da Società ad Associazione sportiva dilettantistica?

1. la SNC non può essere utilmente trasformata in ASD

2. le SNC non possono essere società sportive dilettantistiche (solo le SRL/SPA e le COOPERATIVE);

3. se deve creare una ASD bisogna stabilire però a che titolo utilizzerà le strutture/attrezzature della preesistente SNC (acquisto di azienda, affitto di azienda) tenendo presente che questo tipo di rapporti è legale, ma attira l'attenzione del fisco e quindi il passaggio deve essere gestito bene;

4. la palestra può senz'altro essere organizzata in forma di ASD , in quanto l'attività è sportiva alla sola condizione che vi sia l'affiliazione di un ente di promozione sportiva e l'iscrizione nel Registro delle Società Sportive del CONI.

Suggerimenti: l'ipotesi ottimale sarebbe quella di trasformare la SNC in una SRL di tipo sportivo dilettantistico: si tratta di un'operazione non semplice per il diverso regime fiscale delle due realtà, ma molto più sicura in caso di accertamenti , data la diffidenza (per non dire il pregiudizio) con cui l'Agenzia delle Entrate guarda alle palestre costituite in forma di ASD.

Occorre cambiare la destinazione d'uso se si usa un locale per le attività di una associazione in Emilia Romagna?

L'art. Art. 16 della Legge Emilia-Romagna 9 dicembre 2002, n. 34 (come sostituito da art. 52 L.R. 30 luglio 2013, n. 15) , prevede quanto segue in merito alla

"Destinazione d'uso delle sedi e dei locali associativi

- La sede delle associazioni di promozione sociale ed i locali nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d'uso omogenee previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici del 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della L. 6 agosto 1967, n. 765 Sito esterno), indipendentemente dalla destinazione urbanistica.

- L'insediamento delle associazioni è subordinato alla verifica dell'osservanza dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza, non comporta il mutamento d'uso delle unità immobiliari esistenti e il pagamento del contributo di costruzione ed è attuato, in assenza di opere edilizie, senza titolo abilitativo."

I compensi sportivi fanno cumulo con altro reddito da dipendente?

Le due posizioni non si cumulano.
Nel caso di superamento della soglia di Euro 7.500 si crea un innalzamento dell'aliquota di calcolo degli altri redditi (inclusi quelli di lavoro dipendente), ma non ci sarà il cumulo tra questi diversi tipi di reddito.
Nel caso di compensi sportivi percepiti nell'anno solare superiori ad Euro 28.158,28, invece, i redditi eccedenti si accumuleranno e saranno soggetti a tassazione ordinaria insieme a tutti gli altri redditi.

Quali gli adempimenti di una Asd che si avvale di professionista con p. iva?

Gli adempimenti fiscali sono i medesimi previsti per tutti i compensi pagati a liberi professionisti e, pertanto, vi sarà obbligo di operare la ritenuta d'acconto del 20% sui compensi erogati, salvo il caso in cui l'istruttore sottoscriva una dichiarazione con la quale richieda la non applicazione della ritenuta in conseguenza del regime fiscale adottato; si tratta in particolare dei soggetti cosiddetti “superminimi” (art. 27 del DL 6 luglio 2011 n. 98), ovvero rientranti nel regime delle “nuove iniziative produttive” (L.388/00), che non sono soggetti a ritenuta d'acconto. Dal punto di vista previdenziale, invece, si sottolinea che l'ASD diviene un datore di lavoro ai fini INPS/EX ENPALS e quindi dovrà provvedere ai seguenti adempimenti: – iscrizione presso l'INPS al fine di ottenere il codice PIN necessario per i successivi adempimenti; – comunicazione al Centro per l'impiego, da effettuarsi prima dell'inizio delle prestazioni dell'istruttore; – applicazione, in aggiunta alla ritenuta fiscale, della ritenuta previdenziale (pari al 9,19% dei compensi lordi corrisposti all'istruttore); – versamento mediante Mod. F24, entro il giorno 16 del mese successivo a quello a cui si riferiscono i compensi, della contribuzione INPS/ EX ENPALS complessiva (pari al 9,19% trattenuto all'istruttore più il 23,81% a carico dell'ASD); – versamento mediante Mod. F24, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui si sono pagati i compensi della ritenuta fiscale 20% (salve le eccezioni di cui sopra); – presentazione telematica, entro la fine di ciascun mese solare, della denuncia contributiva INPS/ EX ENPALS relativa ai compensi pagati il mese precedente.

L'attività sportiva dilettantistica è compatibile con l'associazione di promozione sociale?

In linea di principio un'associazione può essere, al contempo, di promozione sociale e sportiva dilettantistica (la Legge Regionale Emilia Romagna 34/2002 prevede infatti la “diffusione della pratica sportiva tesa al miglioramento degli stili di vita, della condizione fisica e psichica nonché delle relazioni sociali” quale espressa finalità di promozione sociale). Occorre tuttavia rammentare che per usufruire del riconoscimento dell'attività sportivo dilettantisticada parte del CONI e, quindi, per iscriversi nel Registro Nazionale delle Associazioni e Società Sportive dilettantistiche (condizione essenziale per la fruizione dei benefici fiscali previsti per l'associazionismo sportivo) occorrerà preliminarmente procedere ad un'armonizzazione dello statuto, che dovrà recepire integralmente le previsioni dell'art. 90 della L.289/02. Si ricorda inoltre che anche per quanto riguarda lo svolgimento dell'attività sportiva l'associazione - in quanto di promozione sociale - dovrà attenersi alla previsione, essenziale, secondo la quale “le associazioni di promozione sociale si avvalgono prevalentemente delle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati. Per grandi manifestazioni afferenti gli scopi istituzionali delle associazioni di promozione sociale, le stesse possono, per quell'evento, avvalersi di attività prestata in forma volontaria, libera e gratuita da persone non associate alle associazioni medesime. Possono inoltre avvalersi, in caso di particolare necessità, di prestazioni di lavoro autonomo o dipendente, anche ricorrendo ai propri associati (art. 2, c.3 L. 34/2002)”.

Si possono erogare a minorenni compensi sportivi?

Si ritiene che, a causa delle difficoltà di inquadramento giuridico dei compensi sportivi, sia in ogni caso prudente attenersi al principio generale dell'avvenuto compimento del 16° anno di età da parte delle interessate, ad evitare il possibile insorgere di contestazioni relative all'eventuale instaurazione di un rapporto di lavoro con minori.
Ai fini fiscali si evidenza l'opportunità che ci si limiti al rimborso di spese documentate - si ricorda per trasferte al di fuori del territorio comunale di residenza - in quanto veri e propri compensi dovrebbero affluire nella dichiarazione dei redditi dei genitori (i compensi corrisposti ai sensi dell'art. 67, lett. m) del DPR 917/86 non sono infatti riconducibili alla tipologia del reddito di lavoro e sono quindi soggetti al principio generale dell'usufrutto legale dei genitori sui redditi dei figli ex art. 4 DPR 917/86).

Una Asd intende svolgere, accanto alle attività sportive, attività di natura culturale, è possibile?

Per la risposta occorre innanzitutto appurare se lo statuto dell'associazione preveda, accanto a finalità di tipo sportivo-dilettantistico, finalità di tipo diverso (in questo caso culturale) e se, pertanto, lo svolgimento di attività diverse da quelle sportive possa essere deliberato dagli organi associativi senza fuoriuscire dalle previsioni statutarie. Se questa previsione esiste, l'associazione avrà natura mista, sportiva e culturale, e pertanto le nuove attività potranno essere liberamente intraprese dall'associazione; in caso contrario occorrerà procedere ad una preventiva modifica statutaria, che dovrà essere deliberata a cura dell'assemblea straordinaria dell'ente.

Si noti tuttavia che, una volta intraprese le iniziative di tipo culturale, introiti ed oneri delle stesse dovranno essere considerati in maniera separata rispetto a quelli delle attività sportive, soprattutto con riferimento ai seguenti aspetti:

- perdita del requisito di commercialità dell'ente associativo;

- attribuzione di compensi a collaboratori. Con riferimento al punto 1 si ricorda che, ai sensi dell'art.149, c.4 Dpr 917/86 (TUIR), la prevalenza di ricavi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali non costituisce per le associazioni sportive dilettantistiche elemento in grado di pregiudicare la qualifica di ente non commerciale; tale assunto tuttavia non vale per le altre associazioni. Per tale motivo si ritiene necessario che l'associazione, con riferimento alle attività culturali, mantenga accuratamente monitorato il rapporto tra entrate istituzionali (per la parte pro-quota attribuibile alle iniziative di tipo culturale) e ricavi commerciali derivanti dalle attività culturali. Con riferimento al punto 2, la normativa prevista dagli artt. 67, lett. m) e 69 TUIR (fascia di esenzione per i compensi sportivi fino ad Euro 7.500 per anno solare) non potrà applicarsi per l'attribuzione di compensi relativi allo svolgimento di attività culturali.

Quando occorre l'avviamento al lavoro?

In campo INPS ex ENPALS i rapporti anche occasionali sono qualificati come rapporti di lavoro e soggetti infatti all'avviamento al lavoro. In generale però, se la persona che emette una prestazione occasionale non lavora abitualmente presso la vostra sede e fornisce una vera prestazione di lavoro autonomo occasionale non vi sono adempimenti, salva iscrizione alla gestione separata INPS e obblighi di denuncia retributiva nel caso in cui i compensi che andrete a pagare comportino il superamento della soglia di Euro 5.000 lordi.

Un’A.S.D. che ha adottato il regime fiscale previsto dalla Legge 398/91 può effettuare incassi e pagamenti per importi fino ad euro 2.999,99?

No. E' vero che la Legge di stabilità 2016 ha aumentato da euro 1.000,00 ad euro 3.000,00 il limite previsto per i trasferimento di denaro contante ma in tal senso non è stata introdotta invece essuna novità nella disciplina della tracciabilità delle transazioni per società e associazioni sportive che hanno esercitato l’opzione ex legge 398/91.

Con l’intervento operato con la legge di stabilità 2016 le due soglie tornano infatti nuovamente a differenziarsi: ai fini della disciplina antiriciclaggio troverà applicazione, anche in questi casi, la soglia dei 3.000,00 euro, mentre, con riferimento alla disciplina fiscale, la soglia rimarrà ferma a 1.000,00 euro.

Si ricorda tuttavia, a tal proposito che, a partire dal 01/01/2016, il superamento della soglia fiscale dei 1.000,00 euro comporta l’applicazione delle sola sanzione amministrativa da 258,23 a 2.065,83 euro e non più anche la decadenza in capo all’ente sportivo delle agevolazioni previste dalla legge 398/1991 (decadenza abrogata dalla riforma del sistema sanzionatorio la cui decorrenza è stata anticipata al 1/1/2016 dalla stessa legge finanziaria). Quindi, le società e associazioni sportive dovranno comunque rispettare il limite massimo di euro 999,99 per i propri incassi e pagamenti in contanti. Tale comportamento, inoltre, garantisce una maggiore trasparenza nella gestione delle risorse dei sodalizi sportivi sia nei confronti degli associati sia nei confronti degli uffici verificatori. Infine, si segnala una diversa interpretazione dell’Agenzia delle Entrate che vuole assoggettato a tale vincolo qualsiasi ente opti per il regime di cui alla Legge 398/91, nonostante il comma 5 dell’art.25 della L.133/99 faccia esclusivo riferimento alle organizzazioni sportive.

La nostra associazione ha variato la composizione del Consiglio direttivo. E’ stata presentata la comunicazione all’Agenzia delle Entrate indicando solo la variazione del legale rappresentate. Dovevamo presentare anche il modello Eas? Come rimediare?

La variazione dei membri del Consiglio Direttivo, diversi dal Presidente e legale rappresentate, va comunicata se tale informazione era stata già inclusa nel modello Eas presentato in precedenza. Pertanto, se l’ente non rientra tra i soggetti per i quali è prevista la compilazione semplificata (a.s.d. iscritte al Coni, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, ecc...) avrebbe dovuto presentare un nuovo modello Eas “aggiornato” con i dati variati nel corso del 2015 entro il 31 marzo 2016. E’ possibile presentare tardivamente il modello e ricorrere alla c.d. “remissione in bonis”, versando contestualmente la sanzione di euro 258,00 con modello F24 (codice tributo 8114, l’anno di riferimento è quello in cui si effettua il versamento), entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile.

Un’ associazione che svolge solo attività istituzionale quali libri sociali deve adottare? I libri devono essere vidimati?

Gli enti non commerciali non hanno nessun obbligo giuridico di tenuta di libri sociali, se non quello derivante dalle norme sulla pubblicità delle deliberazioni delle Assemblee e degli organi direttivi previsti dal proprio statuto. La redazione dei verbali (che verranno poi trascritti nei libri) si ritiene indispensabile per dare memoria storica degli avvenimenti associativi e delle decisioni prese. In questo contesto, di particolare importanza può essere la redazione del verbale del Consiglio Direttivo che delega un potere di rappresentanza ad uno dei suoi membri perché sarà il verbale stesso ad assolvere l’onere di dimostrare che chi ha agito per conto dell’associazione era debitamente autorizzato. Pertanto, si consiglia di adottare il libro dei verbali delle Assemblee degli associati, il libro dei verbali del Consiglio Direttivo e il libro soci anche in occasione di eventuali controlli.

Infine, non è previsto nessun obbligo di bollatura. L’obbligo di bollatura iniziale dei libri sociali è previsto dall’articolo 2421 del Codice Civile solo con riferimento alle società indicate nel libro V, titolo V del codice stesso.

Un’associazione che ha partita iva ma non ha emesso nessuna fattura, non avendo svolto attività commerciale, è obbligata ugualmente a presentare la dichiarazione dei redditi?

Si. Le istruzioni al Modello Unico ENC precisano che gli enti che sono titolari di partita iva in quanto esercitano attività commerciali devono presentare la dichiarazione anche in mancanza di reddito. L’associazione, inoltre, dovrà presentare anche la dichiarazione Iva salvo aver esercitato in precedenza l’opzione per l’applicazione del regime fiscale agevolato previsto dalla Legge 398/91 (che prevede espressamente l’esonero dalla presentazione della dichiarazione Iva anche in presenza di operazioni attive).

L’Agenzia delle Entrate ha notificato all’associazione un avviso di accertamento relativo ad anni precedenti in cui non ero ancora presidente. Posso essere considerato responsabile in via solidale con l’associazione?

Si ritiene che l’attuale presidente, che riceve un avviso di accertamento relativo ad annualità precedenti al suo insediamento, non possa essere considerato responsabile in solido.

L’articolo 38 del Codice Civile prevede la responsabilità solidale di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione. Il riferimento ad un ruolo gestorio che comporti la responsabilità per le obbligazioni sociali (comprese quelle di natura tributaria) deve essere circoscritto alle sole obbligazioni sorte nel periodo relativo al proprio mandato, escludendo gli anni precedenti. Anche la Corte di Cassazione ha più volte ribadito il principio per il quale “il semplice avvicendarsi delle cariche sociali nel sodalizio non comporta alcun fenomeno di successione nel debito in capo al soggetto subentrante con esclusione di quello che aveva in origine contratto l’obbligazione”.

La nostra associazione intende organizzare una manifestazione musicale “DJ-set” a pagamento. Qual è il trattamento fiscale ai fini Iva?

La Siae, con nota del 27/4/2015, ha chiarito che quando le esibizioni dei dj si caratterizzano per l’aspetto “musicalmente creativo” e le movenze degli spettatori derivano da un coinvolgimento emotivo simile al concerto di una band, siamo in presenza di attività spettacolistica assimilabileai concerti e risulta applicabile solo l’Iva con l’aliquota del 10%.

Se la mia associazione è in affitto, il proprietario può fatturare senza Iva?

L’art.10, comma 1, n.8, del D.P.R. 633/72 (che disciplina il regime Iva nelle locazioni di immobili strumentali) prevede, come regime generale, l’esenzione, fatta salva la possibilità per il locatore di optare per l’imponibilità direttamente in sede di stipula del contratto. Ovviamente l’opzione per l’applicazione dell’Iva sarà esercitabile solo se il proprietario è un’impresa ed è comunque è una scelta e decisione esclusiva del proprietario stesso.